Perché non vai a scuola? Perché non ci posso arrivare

“Volevo studiare, per aprire la mia mente. Non c’era materia scolastica che non mi piacesse. Sognavo di finire la scuola, andare all’università, laurearmi e trovare lavoro come contabile.” È la storia di Imani, 20 anni, uguale a quella di milioni di adolescenti in Tanzania (…) Fin dall’età di 14 anni, quando iniziò la scuola secondaria, ogni mattina impiegava più di un’ora e mezza per arrivare a scuola. “Quando arrivavo a scuola, ero già stanchissima. Iniziai ad arrivare in ritardo, e ogni volta che capitava venivo punita.”

ph credits: HRW

Violentata da un tutore, rimasta incinta, espulsa da scuola per questo, Imani non è più riuscita a rientrarvi ed ora il suo futuro è molto incerto.

Ma la storia di Imani non è forse, all’origine, la stessa di Maria, di Adili e di tutti gli adolescenti di Nyakipambo?

La vicenda è narrata da Human Rights Watch, una delle più prestigiose organizzazioni internazionali che lottano per la tutela dei diritti umani in tutto il mondo, nel suo prezioso e ricco rapporto “I had a dream to finish school – Barriers to secondary education in Tanzania”, pubblicato nel febbraio 2017 (scaricabile qui).

Spesso l’abbandono scolastico è dovuto a forti problemi sociali come per Imani, altre volte invece i problemi si presentano a causa di forti lacune dal punto di vista infrastrutturale.

Per citare il già menzionato rapporto di HRW: “… Le infrastrutture sono carenti e il trasporto scolastico è inadeguato: gli studenti che vivono nelle aree remote e rurali del paese devono percorrere lunghe distanze per raggiungere la scuola e molti di loro non hanno una scuola secondaria nel loro villaggio. Molte scuole secondarie presentano, poi, forti lacune per quanto riguarda le strutture, i materiali scolastici e il personale qualificato. Il governo non è riuscito a costruire abbastanza dormitori sicuri nel quale far dormire le ragazze nei pressi delle scuole.”

L’accesso all’istruzione secondaria presenta delle barriere che diventano insormontabili, molto spesso a causa della distanza che separa le abitazioni dalle infrastrutture educative, che dev’essere percorsa quotidianamente a piedi.

Come si può evincere dal grafico a fianco, il 40% delle ragazze intervistate deve percorrere più di 6 km per raggiungere la scuola, il che significa spesso camminare oltre un’ora ogni mattina e ogni sera solamente per partecipare ai corsi.

“Interventi che possano risolvere il problema della distanza rappresentano un fattore assolutamente rilevante nell’aumento dei livelli di iscrizione alla scuola secondaria” (HRW, cit.)

Un segnale forte arriva dai risultati relativi alla partecipazione alla scuola primaria; essendoci quasi in tutti i villaggi una struttura dedicata all’educazione primaria, le distanze da percorrere vengono drasticamente ridotte e la percentuale di partecipazione ai corsi aumenta del 20%.

Le infrastrutture ricoprono un ruolo cruciale nel sistema educativo Tanzaniano ed è per questo che nasce il progetto di “Amici di Julie” #futurebuilders: costruire infrastrutture che permettano ai giovani Tanzaniani la costruzione del proprio futuro.

Non è più un mistero: anche uno studio della World Bank (la ricerca completa qui) chiarisce come “la distanza tra la casa e la scuola rappresenti un’importante fattore nella scelta di partecipare o meno ai corsi scolastici”.

E allora, tu, non lasciare che anche i ragazzi di Nyakipambo subiscano la sorte amara di tanti che li hanno preceduti, per colpa di un’istruzione insufficiente per affrancarli da un destino di sudditanza economica e di subalternità sociale!

Aiuta chi si impegna a costruire il proprio futuro con le sue stesse mani, diventa anche tu un futurebuilder!

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